Bene ha fatto la Meloni a mandare a quel paese il Manifesto di Ventotene.
Un attacco, quello del Presidente del Consiglio, che ci auguriamo non sia solo becera propaganda destra contro sinistra, ma più profondo.
I “dem de noantri” e le sinistre liberal e globaliste (oggi anche “euroinonane” e guerrafondaie) la stanno “buttando in caciara”, come diciamo a Roma, con la solita tiritera “fascismo-antifascismo”.
Piccole premesse: Spinelli nel Pci “contava come il due di coppe quando regnava bastoni”.
Durante il fascismo, in periodo di guerra, i dissidenti venivano mandati in esilio in una delle più belle e calde isole italiane, con tanto di stipendio e possibilità di scrivere libri.
Oggi, nell’Italia liberale del terzo millennio, chi ha osato opporsi al regime tecnocratico, alla tirannia sanitaria e all’apatheid del Green Pass è finito nelle patrie galere, subendo condanne pesanti e repressione violentissima.
Ma torniamo al perché le parole della Meloni potrebbero essere più forti di quelle che lei stessa crede.
A Ventotene nasce di fatto il deep state italiano.
Quel globalismo nato prima della globalizzazione.
Mentre il mondo sarebbe stato diviso in blocchi, quello anglo-americano e quello sovietico, in Italia gli antifascisti già si preparavano ad edificare un potere liberale e liberista dove il PCI, in Italia lunga mano di Londra e non di Mosca (tranne una corrente minoritaria. Vedi Cossutta), si apprestava ad unirsi alla borghesia illuminista, agli inglesi e agli americani, alla Mafia e ai clerico-progressisti. Insomma, più che una resistenza socialista e patriottica, come successo altrove, a Ventotene si pensava già al Partito Democratico Italiano stile Usa.
Non a caso il primo compito affidato ai suddetti dissidenti fu quello di lanciare l’idea della futura Unione europea.
Oggi tanto cara alle sinistre fucsia e arcobaleno, che invece di lottare per il lavoro e difendere i lavoratori, invece di rilanciare la lotta di classe tra dominanti e dominati o di chiedere la sovranità contro l’élite finanziaria e combattere per i popoli contro il globalismo, rilancia il Manifesto di Ventotene e sposa la causa di Bruxelles.
Per questo ci auguriamo che le parole del Premier non siano solo “sterile polemica” per continuare un falso scontro orizzontale tra destre e sinistre, ma al contrario sia, finalmente, una dichiarazione di guerra del basso contro l’altro, in questa nuova era dove lo scontro ed il conflitto sociale e politico è diventato verticale.
L’avanzata di Trump e del trampismo porteranno l’Italia e la Meloni verso il multipolarismo e la Pace?
E quindi contro il deep state e Bruxelles?
Questo ci auguriamo.
E non solo.
Il nuovo vincente mondo multipolare sta disarticolando la globalizzazione. Ma non basta.
Il multipolarismo ha bisogno di una Visione e di una nuova Teoria politica.
Senza il Sovranismo Popolare non può esserci la sconfitta definitiva del globalismo.
Lo vediamo in giro per il mondo.
Ci sono populisti che vincono contro il capital-globalismo, ci sono sovranismi popolari che vincono ed impongono una nuova idea di Patria e società.
Bene entrambi in questa lotta internazionale di libertà e liberazione.
Meglio ancora dove viene innalzata la bandiera del Sovranismo Popolare e si costruiscono Patrie liberate.
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